Incipit / LF-LZ
Le frasi iniziali della letteratura di ogni tempo e paese.

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Liala (Amalia Liana Cambiasi Negretti Odescalchi) (1897-1995)

La trilogia di Lalla: Dormire e non sognare
Il tonfo improvviso di un corpo che cadeva a terra, destò di soprassalto Lalla Acquaviva.
- Che accade? - chiese stirandosi quanto era lunga.
- Ho inciampato nella valigia, signorina... - balbettò la giovane cameriera. - Non sapevo che era a terra e al buio non vedevo nulla.
Lalla si voltò su un fianco e rispose:
- Non pretenderai che mi metta le valigie sul letto. Dovevi tu, prima di coricarti, entrare nella camera e mettere in ordine.

La trilogia di Lalla: Lalla che torna
Vasco Acquaviva buttò sulla tavola la rivista che aveva fino allora distrattamente sfogliato e ripeté:
- Sposati, Morello. Segui il mio consiglio e ti troverai contento. Anche tua sorella pensa come me...
- Oh! - interruppe sorridendo Morello. - Figurati se Erica può pensare diversamente da te. Tu e Erica avete due corpi con una sola idea!
- Un'unica idea tutta a tuo vantaggio, infine! Chi più di noi può avere interesse alla tua felicità? Noi vorremmo vederti finalmente inquadrato in una casa tua, accanto a una donna che ti volesse tanto bene, che sapesse darti dei bei bambini, renderti felice. Oramai, hai una posizione solida e invidiabile, sei giovane, forte, sano... Devi proprio sposarti, Morello!

La trilogia di Lalla: Il velo sulla fronte
- Guarda! - disse Morello a Lalla accostandole un ramo di mandorlo in fiore. - Hai tu mai conosciuto una cosa più bella e più amabile di questa?
- Sì - rispose la fanciulla. - Ho conosciuto tartine al prosciutto che a confronto loro, questi fiori...
- Lalla! - mormorò desolato il giovane. - Tu demolisci tutto!
Lasciò libero il ramo, che con uno scatto si eresse e tornò fra gli altri rami elevati al cielo. Qualche petalo cadde, scese lentamente al suolo. Morello Agonigi seguì il breve volo dei petali candidi, poi levò lo sguardo e fissò la sua fidanzata. Lalla era prossima a lui, vestita di un abito scarlatto, che disegnava le prepotenti e perfette forme. I piedi, piccoli, erano chiusi in scarpine rosse, sul dito anulare della mano sinistra le brillava un grosso rubino vivido come fiamma. I grandi occhi grigi della fanciulla, terribili e temibili occhi dai lunghi cigli neri, parevano ancor più chiari in quella luce meridiana, rendendo ancor più bruno il mirabile volto fiero e arguto a un tempo.

Una pagina d'amore
Il mare cambiava colore di attimo in attimo: qua e là prendeva una tinta verde, alla riva ricordava i fiori del lino nei tramonti rosei dell'aprile.
Ed era aprile: ma un aprile freddo che nemmeno il clima della riviera riusciva a mitigare. Su l'acqua tranquilla era ferma l'imbarcazione a motore. Un motoscafo molto moderno, anche potente. La donna, curva sul motore, toccava qua e là, con mani incerte, con l'atto di chi sa già quanto sia inutile toccare dove non si conosce cosa alcuna.

Signorsì
Furio di Villafranca aveva appena acceso una sigaretta quando l'amico Mino Sant'Elmo avvertì:
- Il comandante! -
Il guardiamarina lasciò cadere la sigaretta nell'acqua e s'irrigidì sull'attenti.
Il comandante passò, sparì.
I due giovani riappoggiarono le braccia al parapetto e ripresero a parlare.
La corazzata, immobile, silenziosa, assonnita, si lasciava baciare tutta da un gran sole di luglio. Furio era di guardia e Sant'Elmo gli faceva compagnia.
- M'annoio - ripeté per la decima volta Villafranca.


Franco Limardi (1959)

Anche una sola lacrima
Se solo non fosse così buio, se solo la luna riuscisse a farsi vedere attraverso le nubi basse e gonfie, allora potreste osservare meglio questa scena, distinguerne i particolari, senza aspettare che i lampeggianti bluastri e i fari delle macchine della polizia striscino il buio di luci appena sufficienti ad oltrepassare la pioggia che cade fitta sulla terra grassa e nera, molle come un vecchio materasso di lana raggrinzita.


Astrid Lindgren (1907-2002)

Mästerdetektiven Blomkvist (Kalle Blomkvist il Grande Detective)
Kalle, Anders ed Eva-Lotta
Sangue, senza dubbio! Fissò la macchiolina rossa attraverso la lente d’ingrandimento. Poi spostò la pipa all’angolo opposto della bocca e sospirò. Certo che era sangue: cos’altro usciva quando ci si tagliava un pollice? Quella macchia
avrebbe dovuto essere la prova schiacciante del fatto che sir Henry aveva mandato all’altro mondo sua moglie commettendo uno degli omicidi più brutali che mai fosse capitato di dover risolvere a un investigatore. Purtroppo, però, così non stavano le cose! L’amara verità era che, mentre stava facendo la punta alla matita, gli era sfuggito il temperino
(Traduzione: Laura Cangemi)


Torgny Lindgren (1938-2017)

I Brokiga Blads vatten (Il pappagallo di Mahler)
Nel castello di Plankenberg, poco fuori Vienna, viveva il pittore Jakob Emil Schindler. Fra il castello e la città si stendeva il Wiener Wald, e nel parco del castello stesso, che misurava due pertiche, crescevano enormi tigli, noci e platani. In mezzo agli alberi si intravedevano qua e là statue di antiche divinità, alcune avvolte d'edera, tutte coperte di licheni verdi fino alle ginocchia.
Il pittore festeggiò il suo cinquantesimo compleanno con una cena nel grande salone del primo piano. Ai settantotto ospiti furono serviti fegato d'anatra, zuppa d'aragosta e agnello da latte di Mistelbach arrostiti interi.

(Traduzione: Carmen Giorgetti Cima)

Dorés Bibel (Per non saper né leggere né scrivere)
Qui comincio a raccontare la mia storia sulla Bibbia di Gustave Doré. Parlo in un registratore Sony, modello MZN settecentodieci. Quando diventerà un libro sarà decorato con i più meravigliosi cartigli e miniature.
La mia speranza è che sia pronto al momento giusto per il grande anniversario di Doré, a mia liberazione e per la gloria di Gustave Doré e del Padre.
Quel che cerco di descrivere è semplicemente la mia vita con la Bibbia del Doré, la rara edizione che ha solo illustrazioni.

(Traduzione: Carmen Giorgetti Cima)

Hummelhonung (Miele)
Dopo la conferenza avrebbe passato la notte in qualche piccola locanda, il giorno successivo doveva proseguire il viaggio. Nella capace borsa a tracolla aveva gli indumenti, nella cartella tutti i suoi beni: libri, taccuini e penne.
Quando il pubblico si fu accomodato sulle sedie della sala parrocchiale - quindici intervenuti in tutto - una vecchia cieca su una sedia a rotelle fu spinta fino alla spazio vuoto sotto il podio. I suoi occhi erano aperti e velati da una membrana grigia, non c'erano né pupilla né iride. La conferenziera scelse di rivolgersi a lei, la cieca, al suo piccolo viso grinzoso.

(Traduzione: Carmen Giorgetti Cima)


Joan Lindsay (1896-1984)

Picnic at Hanging Rock
Everyone agreed that the day was just right for the picnic to Hanging Rock - a shimmering summer morning warm and still, with cicadas shrilling all through breakfast from the loquat trees outside the dining room windows and bees murmuring above the pansies bordering the drive. Heavy-headed dahlias flamed and drooped in the immaculate flowerbeds, the well-trimmed lawns steamed under the mounting sun. Already the gardener was watering the hydrangeas still shaded by the kitchen wing at the rear of the College. The boarders at Mrs Appleyard's College for Young Ladies had been up and scanning the bright unclouded sky since six o'clock and were now fluttering about in their holiday muslins like a flock of excited butterflies.
Picnic a Hanging Rock
Furono tutti d'accordo che era proprio la giornata adatta per il picnic a Hanging Rock: una splendida mattina d'estate, calda e quieta, con le cicale che durante tutta la colazione stridevano tra i nespoli davanti alle finestre della sala da pranzo e le api che ronzavano sopra le viole del pensiero lungo il viale. Le dalie fiammeggiavano e chinavano il capo pesante nelle aiuole impeccabili, i prati ineccepibilmente rasati esalavano vapore sotto il sole che si levava. Il giardiniere stava già annaffiando le ortensie, ancora ombreggiate dall'ala delle cucine sul retro dell'edificio. Le educande del collegio per signorine della signora Appleyard erano in piedi dalle sei a scrutare il cielo terso senza una nuvola, e ora svolazzavano nei loro vestiti da festa di mussola come un nugolo di farfalle elettrizzate.

(Traduzione: Maria Vittoria Malvano)


Hera Lindt (1957)

Das Superweib (Superdonna)
Di fianco a me erano intenti ad arrotolare una permanente. Lanciai un'occhiata inquieta nello specchio di cristallo. Che strano, ogni qual volta mi sedevo in attesa sulla poltroncina di un parrucchiere mi veniva da pensare che i miei capelli non erano mai stati così perfetti come in quel momento. Osservai con preoccupazione la testa imbalsamata del parrucchiere, il quale con una faccia che non tradiva la benché minima emozione, stava concedendo le sue attenzioni al capello di una signora di una certa età.
"Salone di bellezza Lauro", il coiffeur più esclusivo e più cromato di tutto il quartiere residenziale dello Stadtwald. Neanche lontanamente paragonabile al bugigattolo equivoco dal poco allettante nome di "Pettinatrice Anita" che si trovava nel mio quartiere.

(Traduzione: Riccardo Cravero)


Vera Linhartová (1938)

Mezipruzkum nejbliz uplynuleho (Interanalisi del fluito prossimo)
Siamo continuamente incalzati dalla domanda: "E dopo? - Sì, ora capisco, ma dopo?" - E questa domanda, in apparenza così infantile, accompagna ogni successivo movimento della nostra maturità sino alla morte. Perché solo essa è abbastanza forte da poter trasportarci al di là dell'ultimo margine; se non ci fosse, potrebbe accaderci benissimo di restare a mezza strada.
(Traduzione: Ela e Angelo Maria Ripellino)


Lorenzo Lippi (1606-1665)

Il Malmantile racquistato
Marte, sdegnato perchè il Mondo è in pace,
Corre, e dal letto fa levar la suora:
E in finto aspetto, e con parlar mendace
Mandala a svegliar l'ire in Celidora.
Fa la mostra de' suoi Baldone audace:
Indi all'imbarco non frappon dimora:
E per via narra con che modo indegno
Bertinella occupato avea il suo Regno.


Sam Lipsyte (1968)

The Fun Parts
The sign in the Sweet Apple kitchen declared it a nut-free zone, and every September somebody, almost always a dad, cracked the usual stupid joke. The gag, Laura, the school director, told Tovah, would either mock the school's concern for potentially lethal legumes or else suggest that despite the sign's assurance, not everyone at Sweet Apple could boast of sanity.
Today, as Tovah leaned into the fridge to adjust the lunch bag heap, a skinny gray-haired man in a polo shirt, old enough to be the grandfather of the girl who called him "Papa" as he nudged her toward the cubbies, winked at Tovah, pointed to the sign.
Here it came, the annual benediction.
La parte divertente
Nella cucina della Sweet Apple c’era un cartello che, a tutela di eventuali soggetti allergici, vietava di introdurre noci e marroni, e ogni volta a settembre qualcuno, quasi sempre uno dei papà, faceva la solita battuta stupida. Laura, la direttrice, raccontò a Tovah che di solito prendevano in giro la preoccupazione della scuola per gli effetti letali della frutta secca, oppure commentavano che, nonostante il divieto imposto dal cartello, alla Sweet Apple il colore marrone non era del tutto assente.
Quel giorno, mentre Tovah era china dentro il frigo a sistemare i cestini per il pranzo, arrivò un tizio magro con i capelli grigi e la polo, abbastanza vecchio da essere il nonno della bambina che lo chiamava papà mentre lui la spingeva verso gli armadietti, strizzò l’occhio a Tovah e indicò il cartello.
Ah, ecco che arrivava, la benedizione annuale.

(Traduzione: Anna Mioni)


Clarice Lispector (1917?-1978)

O Lustre (Il segreto)
Fluida lei lo sarebbe stata tutta la vita. Ma ciò che aveva dominato i suoi contorni e li aveva attratti verso un centro, ciò che l'aveva illuminata contro il mondo e le aveva conferito un intimo potere, era stato il segreto. Segreto al quale lei non avrebbe mai saputo pensare in termini chiari, temendo di invaderne e dissolverne l'immagine. Segreto che aveva tuttavia formato nel suo intimo un nucleo lontano e vivo senza mai perdere la propria magia - sostenendola nella sua insolubile vaghezza come la sola realtà che per lei avrebbe sempre dovuto essere perduta. I due si sporgevano sul fragile ponte e, inquieta, Virginia sentiva i pedi nudi vacillare come se si librassero sopra il calmo gorgo delle acque.
(Traduzione: Adelina Aletti)


Jonathan Littell (1967)

Les Bienveillantes
Frères humains, laissez-moi vous raconter comment ça s'est passé. On n'est pas votre frère, rétorquerez-vous, et on ne veut pas le savoir. Et c'est bien vrai qu'il s'agit d'une sombre histoire, mais édifiante aussi, un véritable conte moral, je vous l'assure. Ça risque d'être un peu long, après tout il s'est passé beaucoup de choses, mais si ça se trouve vous n'êtes pas trop pressés, avec un peu de chance vous avez le temps. Et puis ça vous concerne : vous verrez bien que ça vous concerne. Ne pensez pas que je cherche à vous convaincre de quoi que ce soit ; après tout, vos opinions vous regardent. Si je me suis résolu à écrire, après toutes ces années, c'est pour mettre les choses au point pour moi-même, pas pour vous.
Le Benevole
Fratelli umani, lasciate che vi racconti com'è andata. Non siamo tuoi fratelli, ribatterete voi, e non vogliamo saperlo. Ed è ben vero che si tratta di una storia cupa, ma anche edificante, un vero racconto morale, ve l'assicuro. Rischia di essere un po' lungo, in fondo sono successe tante cose, ma se per caso non andate troppo di fretta, con un po' di fortuna troverete il tempo. E poi vi riguarda: vedrete che vi riguarda. Non dovete credere che cerchi di convincervi di qualcosa; in fondo, come la pensate è affar vostro. Se mi sono deciso a scrivere, dopo tutti questi anni, è per mettere in chiaro le cose per me stesso, non per voi.

(Traduzione: Margherita Botto)


Liu Cixin (1963)

... (Il problema dei tre corpi)
L’Unione Rossa attaccava il quartier generale della Brigata 28 Aprile ormai da due giorni. Le loro bandiere garrivano incessantemente attorno all’edificio, come fiamme in cerca di legna da ardere. Il comandante dell’Unione Rossa era preoccupato, ma non a causa dei difensori che si trovava ad affrontare. Le oltre duecento Guardie Rosse che formavano la Brigata 28 Aprile erano novelline rispetto alle Guardie veterane dell’Unione Rossa, formatasi allo scoppio della grande Rivoluzione Culturale proletaria all’inizio del 1966. L’Unione Rossa era stata temprata dalla tumultuosa esperienza dei viaggi rivoluzionari per tutto il paese, e dal fatto di aver visto il presidente Mao nei grandi raduni a piazza Tienanmen.
(Traduzione dall'inglese: Benedetta Tavani)

... (La materia del cosmo)
La formica marrone aveva già dimenticato la sua casa. Per la Terra nel crepuscolo e le stelle che cominciavano appena ad apparire, l’intervallo di tempo poteva essere trascurabile, ma per la formica erano eoni. In giorni ormai dimenticati, il suo mondo era stato capovolto. Il suolo era volato via, lasciando aperto un baratro profondo e ampio, che poi la terra aveva riempito di nuovo con un successivo crollo. Davanti al tratto di terreno squassato, stava una solitaria forma nera. Eventi del genere si verificavano spesso in questi vasti domini, il suolo che si sollevava e poi ritornava, abissi che si spalancavano e si richiudevano, formazioni rocciose che si materializzavano come i segni visibili dei catastrofici cambiamenti. Sotto il sole del tramonto, la formica, assieme a centinaia di sue simili, aveva portato via la regina sopravvissuta per fondare un nuovo impero. Era un caso che si ritrovasse a passare di qui durante la ricerca di cibo.
(Traduzione dall'inglese: Benedetta Tavani)

... (Nella quarta dimensione)
Costantino XI si fermò un istante per prepararsi. Allontanò da sé la pila di mappe delle fortificazioni cittadine, si strinse la tunica viola attorno al corpo e attese. Il suo senso del tempo era assai acuto: la scossa arrivò proprio quando se lo aspettava, un intenso, violento terremoto che parve originarsi dal profondo della terra. Le vibrazioni fecero tintinnare i candelabri d’argento e un filo di polvere, posato sul Grande Palazzo da almeno mille anni, cadde sulle fiamme delle candele, dove i granelli arsero in minuscole scintille.
(Traduzione dall'inglese: Benedetta Tavani)


Penelope Lively (1933)

According to Mark
Mark Lamming, driving from London to Dorset to visit a young woman he had not met, thought about her grandfather. Gilbert Strong he had not met either but he knew as much about him as it is possible to know about a man twenty three years dead: his opinions, his tastes, the texture of his beard, his whereabouts on particular days of particular years, his use of the semi-colon, his pet-name for his mistress. Folded into the driving-seat of the Fiat (bought principally for the use of his wife Diana and inappropriate for his long legs) Mark passed from city to the linked suburbias of Surrey and eventually into emptier and profounder landscapes in which despite himself and rather to his irritation he began to think of Hardy.
Amori imprevisti di un rispettabile biografo
Mark Lamming, in macchina tra Londra e il Dorset per fare visita a una giovane donna che non conosceva, pensava al nonno di lei. Neppure Gilbert Strong l'aveva mai incontrato, ma di lui sapeva quel che si poteva sapere di un uomo morto da ventitré anni: le opinioni, i gusti, la consistenza della barba, dove si era trovato in particolari giorni di particolari anni, l'uso che faceva del punto e virgola, il nomignolo dell'amante. Ricurvo sul sedile della Fiat (comprata soprattutto per la moglie Diana e alquanto scomoda per le sue lunghe gambe), Mark passò dalla città ai contigui sobborghi del Surrey fino a ritrovarsi circondato da paesaggi più aperti e profondi dove suo malgrado, e con una certa irritazione, si mise a pensare a Hardy.

(Traduzione: Corrado Piazzetta)

Cleopatra's Sister
Howard Beamish became a palaeontologist because of a rise in the interest rate when he was six years old. His father, a cautious man with a large mortgage, announced that the projected family holiday to the Costa Brava was no longer feasible. A chalet was rented on the north Somerset coast instead and thus, on a dank August afternoon, Howard picked up an ammonite on Blue Anchor Beach.
La sorella di Cleopatra
Howard Beamish divenne paleontologo perché, quando aveva sei anni, i tassi d'interesse erano aumentati. Suo padre, un uomo assennato con un mutuo consistente, aveva annunciato alla famiglia che le vacanze in Costa Brava non si potevano più fare. In alternativa, avevano preso in affitto una casetta sulla costa nord del Somerset, e cosi un umido pomeriggio d'agosto, sulla spiaggia di Blue Anchor, Howard aveva raccolto un'ammonite.

(Traduzione: Corrado Piazzetta)

Consequences
They met on a bench in St James's Park; it was the sixth of June 1935. Lorna was crying because she had had a violent argument with her mother; Matt was feeding the wildfowl in order to draw them. He sat with his sketch pad on his lap, one hand in perpetual motion, the other chucking an occasional morsel in order to keep the birds attentive. He drew; the ducks shoved one another and commented; Lorna stopped crying and watched, increasingly entranced. When eventually Matt became aware of her, he looked sideways, and was done for.
Tre vite
Si conobbero su una panchina di St James’s Park; era il 6 giugno 1935. Lorna piangeva perché aveva avuto una lite violenta con sua madre; Matt dava da mangiare alle anatre selvatiche per farle avvicinare. Era seduto con il blocco da disegno sulle gambe, una mano in continuo movimento e l’altra che ogni tanto gettava un boccone per richiamare l’interesse dei volatili. Disegnava; le anatre si scansavano l’una con l’altra e starnazzavano; Lorna smise di piangere e lo osservò, sempre più rapita. Quando infine si accorse di lei, Matt le lanciò uno sguardo furtivo e non ebbe più scampo.

(Traduzione: Corrado Piazzetta)

Family Album
Gina turned the car off the road and into the driveway of Allersmead. At this point she seemed to see her entire life flash by. As the drowning are said to do. She thought of this, and that the genuinely drowning can never have been recorded on the matter.
Philip, in the passenger seat, saw a substantial Edwardian house, a wide flight of steps up to a front door with stained-glass panels, a weedy sweep of gravel in front. Emphatic trees all around.
Un posto perfetto
Gina svoltò dalla strada e imboccò il vialetto di Allersmead. In quel momento si vide passare tutta la vita davanti agli occhi, come si dice accada a chi sta affogando. Ci pensò, e rifletté anche sul fatto che chi affoga davvero non potrà mai raccontare cosa ha provato.
Philip, sul sedile accanto, vide una solida casa in stile edoardiano, un'ampia gradinata che conduceva a una porta d'ingresso con pannelli di vetro colorato, una distesa di ghiaia chiazzata d'erba sul davanti. Tutto intorno, alberi imponenti.

(Traduzione: Corrado Piazzetta)

Heat Wave
It is an afternoon in early May. Pauline is looking out of the window of her study at World's End. She looks not at the rich green of the field sweeping up to the cool blue of the sky, but at Teresa, who stands outside the cottages with Luke astride her hip, staring up the track towards the road. Pauline sees Teresa with double vision. She sees her daughter, who is holding her own son and waiting for the arrival of her husband. But she sees also an archetypal figure: a girl with a baby, a woman with a child. There is a whole freight of reference there, thinks Pauline. The girl, the child, the sweep of the cornfield, the long furrowed lines of the rough track reaching away to elsewhere. Seen through one lens, Teresa is a Hardy heroine betrayed no doubt, a figure of tragedy. Seen through another, she is a lyrical image of youth and regeneration.
Un'ondata di caldo
È un pomeriggio d’inizio maggio. Pauline sta guardando dalla finestra del suo studio a World’s End. Non il verde intenso del campo che si staglia contro il freddo azzurro del cielo, ma Teresa, che è in piedi fuori dal cottage con in braccio Luke e fissa il viottolo in direzione della strada. Pauline coglie una doppia immagine di Teresa. Vede la figlia, che tiene in braccio il suo bambino e attende l’arrivo del marito. Ma vede anche una figura archetipica: una ragazza con un bimbo, una donna con un figlio. Quell’immagine è colma di rimandi, pensa Pauline. La ragazza, il bambino, la distesa del campo di grano, i lunghi solchi del viottolo accidentato che portano altrove. Vista da una certa prospettiva, Teresa è un’eroina alla Thomas Hardy, una figura tragica, senza ombra di dubbio. Da un’altra, invece, è un’immagine lirica di giovinezza e rigenerazione.

(Traduzione: Corrado Piazzetta)

How It All Began
The pavement rises up and hits her. Slams into her face, drives the lower rim of her glasses into her cheek. She is laid out there, prone. What is this? Voices are chattering above her; people are concerned. Of course.
Bag.
She says, 'My bag.
A face is alongside hers. Woman. Nice woman. 'There's an ambulance on the way, my dear. You'll be fine. Just keep still till they come.'
Bag.
'Your shopping's right here. The Sainsbury's bag.'
No. Bag.
Bag is not. She'd known that somehow. Right away.
È iniziata così
Il marciapiede si solleva e la colpisce. Le sbatte in faccia, le conficca la montatura degli occhiali nella guancia. È distesa a terra, bocconi. Che succede? Voci parlottano sopra di lei; gente preoccupata. Ovvio.
La borsa.
Dice: «La mia borsa».
Un viso è accanto al suo. Una donna. Una donna gentile. «L’ambulanza sta arrivando, signora. Andrà tutto bene. Rimanga ferma finché non sarà qui.»
La borsa.
«La spesa c’è. Il sacchetto di Sainsbury’s.»
No. La borsa.
La borsa non c’è. Chissà come mai, se lo sentiva. Da subito.

(Traduzione: Corrado Piazzetta)

Moon Tiger
'I'm writing a history of the world,' she says. And the hands of the nurse are arrested for a moment; she looks down at this old woman, this old ill woman. 'Well, my goodness,' the nurse says. 'That's quite a thing to be doing, isn't it?' And then she becomes busy again, she heaves and tucks and smooths 'Upsy a bit, dear, that's a good girl — then we'll get you a cup of tea.'
A history of the world. To round things off. I may as well — no more nit-picking stuff about Napoleon, Tito, the battle of Edgehill, Hernando Cortez ... The works, this time. The whole triumphant murderous unstoppable chute — from the mud to the stars, universal and particular, your story and mine. I'm equipped, I consider; eclecticism has always been my hallmark. That's what they've said, though it has been given other names.
Incontro in Egitto
«Sto scrivendo la storia del mondo» dice Claudia. L’infermiera ferma un attimo le mani e abbassa lo sguardo su questa vecchia, su questa donna vecchia e malata. «Santo cielo» dice. «Non è cosa da poco.» Poi ricomincia ad armeggiare, solleva e rimbocca e liscia: «Si tiri un po’ più su, cara, brava, poi le porto una tazza di tè».
La storia del mondo. Come coronamento. E perché no, basta con le pignolerie su Napoleone, su Tito, sulla battaglia di Edgehill, su Hernán Cortés... Dalla A alla Z, questa volta. Tutta la trionfante, micidiale, inarrestabile caduta, dalle stelle al fango, dall’universale al particolare, la vostra storia e la mia. Ne ho i mezzi, credo; l’eclettismo è sempre stato il mio forte. Così dicevano, anche se gli davano altri nomi.

(Traduzione: Gaspare Bona)

The Photograph
Kath.
Kath steps from the landing cupboard, where she should not be.
The landing cupboard is stacked high with what Glyn calls low-use material: conference papers and student references and offprints, including he hopes an offprint that he needs right now for the article on which he is working. The strata in here go back to his postgraduate days, in no convenient sequential order but all jumbled up and juxtaposed. A crisp column of Past and Present is wedged against a heap of tattered files spewing forth their contents.
La fotografia
Kath.
Kath spunta inaspettatamente dall'armadio sul ballatoio, dove non dovrebbe essere.
Il mobile è zeppo di scartoffie che Glyn definisce «a bassa frequenza d'uso»: atti di convegni, lettere di presentazione di studenti, estratti di articoli, tra cui quello che Glyn spera di trovare per un pezzo che sta scrivendo. Gli strati accumulatisi lì dentro risalgono al tempi del dottorato; non si presentano, però, in una precisa e comoda sequenza cronologica, ma sovrapposti l'uno all'altro in modo confuso, casuale. Sotto una pila di raccoglitori laceri e traboccanti è incastonata una colonna bella dritta di «Past and Present».

(Traduzione: Corrado Piazzetta)

Spiderweb
The west of England was once remote, inaccessible and inconvenient. Somerset, Devon, Cornwall. Country cousins lived there, whose uncouth accents provoked ridicule when they came up to town. It was picturesque, in those parts, but barbarous, and to be avoided except for purposes of absentee landownership.
All that has changed, except that the place remains scenic — though perhaps rather less so. The three counties are now quite close to the centre of things — to Birmingham and Liverpool and Manchester and London. Consequently the balance of the country shifts, come high summer.
Appunti per uno studio del cuore umano
L'Ovest dell'Inghilterra un tempo era remoto, impervio e disagevole. Somerset, Devon, Cornovaglia. Lì vivevano i parenti di campagna, il cui grezzo accento li esponeva al ridicolo quando venivano in città. Era pittoresco, da quelle parti, ma rozzo e sconsigliabile, se non per le mire di una proprietà terriera assenteista.
Tutto è cambiato, tranne l'effetto scenico dei paesaggi, benché forse si sia alquanto ridotto. Le tre contee sono ora relativamente vicine ai centri nevralgici della nazione — Birmingham, Liverpool, Manchester, Londra. Di conseguenza, al culmine dell'estate l'equilibrio del paese si sposta.

(Traduzione: Corrado Piazzetta)

A Stitch in Time
"All right back there?" said Maria's father.
"Not much longer now," said Maria's mother.
Neither of them turned round. The backs of their heads rode smoothly forward between the landscapes that unrolled at either side of the car; hedges, trees, fields, houses that came and went before there was time to examine them. Fields With corn. Fields with animals. From time to time, on the left, snatches of a milky green sea bordered with a ribbon of golden sand or shingle. That is the English Channel, said Maria, inside her head, to the ashtray on the back of the car seat, the sea. We have to spend our summer holiday beside it, because that is what people do. You go down to the beach every day and run about and shout and build sandcastles and all that. You have blown-up rubber animals and iced lollies and there is sand in your bed at night. You do that in August. As far as I know everybody in the world does.
L'estate in cui tutto cambiò
«Tutto a posto, lì dietro?» chiese il padre di Maria.
«Ormai non manca molto» disse la madre di Maria.
Nessuno dei due si era voltato. La loro nuca avanzava senza scosse tra i panorami che si dispiegavano fuori dai finestrini, a destra e a sinistra; siepi, alberi, campi, case che passavano oltre troppo in fretta per poterli osservare bene. Campi di granturco. Campi con animali. Di tanto in tanto, sulla sinistra, tratti di un mare verde e lattiginoso, bordato da un nastro di sabbia dorata o di ciottoli. Quella è la Manica, disse Maria, nella sua testa, al posacenere sullo schienale del sedile davanti, il mare. Siamo venuti a passarci le vacanze, perché è quello che fa la gente. Ogni giorno si va in spiaggia, si corre in giro, si grida e si costruiscono castelli di sabbia, cose così. Ci sono gli animali gonfiabili e i ghiaccioli e di notte ti ritrovi la sabbia nel letto. Lo si fa ad agosto. A quanto ne so, lo fanno tutti, in tutto il mondo.

(Traduzione: Elisa Banfi)


Sophie van Llewyn (?)

Bottled Goods
When Aunt Theresa calls, I'm doing my homework on the History of Socialism.
'Alina? Is your mother at home?' she asks.
'No,' I say. 'She's working the late shift this week. She won't be home until eight.'
'Good. I'll pick you up in half an hour. Wear something black and sturdy shoes.' And she hangs up before I have the chance to argue.
Half an hour later, the deep horns of her black Volga, similar to a ship's, summon me downstairs. The car has well-defined, voluptuous shapes. The fluffy blanket of snow on its roof makes me think of a curvy woman wearing a rabbit-fur hat. In 1967's Socialist Republic of Romania, this car is the privilege of the Party notabilities, like my Uncle Petru.
Bottigliette
Sto facendo i compiti sulla storia del socialismo quando chiama zia Theresa.
«Alina? Tua madre è in casa?» chiede.
«No» dico. «Fa il turno tardi questa settimana. Prima delle otto non torna.»
«Bene. Ti passo a prendere tra mezz'ora. Mettiti qualcosa di nero e gli scarponcini.» E prima che io possa avere qualcosa da ridire riaggancia.
Mezz'ora dopo, il suono profondo del clacson della sua Volga nera, simile a quello di una nave, mi attira giù di sotto. L'automobile ha forme ben definite, voluttuose. Il soffice manto di neve sul tettuccio mi fa pensare a una donna formosa che indossa un cappello di pelliccia di coniglio. Nella Repubblica socialista di Romania del 1967, questa macchina è una prerogativa dei notabili del partito, come zio Petru.

(Traduzione: Elvira Grassi)


Josie Lloyd (1969) e Emlyn Rees (1971)

Come Again (Chissà se sono svegli)
Amici: meglio non averne. Questa è la soluzione più semplice. Oppure, se ne avete, cambiateli più o meno ogni sei mesi. Strappate le pagine dell'organizer, cancellate la memoria dell'agenda elettronica, bruciate la rubrica del telefono e ripartite da zero. Altrimenti le cose si complicano...
(Traduzione: Valentina Daniele)


David Lodge (1935)

The British Museum is Falling Down
It was Adam Appleby's misfortune that at the moment of awakening from sleep his consciousness was immediately flooded with everything he least wanted to think about. Other men, he gathered, met each new dawn with a refreshed mind and heart, full of optimism and resolution; or else they moved sluggishly through the first hour of the day in a state of blessed numbedness, incapable of any thought at all, pleasant or unpleasant. But, crouched like harpies round his bed, unpleasant thoughts waited to pounce the moment Adam's eyelids flickered apart. At that moment he was forced, like a drowning man, to review his entire life instantaneously, divided between regrets for the past and fears for the future.
È crollato il British Museum
Adam Appleby aveva la sfortuna, nel momento stesso in cui si svegliava dal sonno, di sentirsi inondare la coscienza da tutte quelle cose a cui meno desiderava pensare. Altri uomini, ragionava, accoglievano ogni nuova alba con la mente e il cuore ristorati, pieni di ottimismo e determinazione, oppure si muovevano pigramente durante le prime ore del giorno in uno stato di beato intorpidimento, incapaci di qualsiasi pensiero sia piacevole sia spiacevole. Attorno al suo letto, invece, appollaiati come arpie, i pensieri spiacevoli aspettavano di balzargli addosso al primo sbatter di ciglia, e immediatamente lui si sentiva costretto, come un uomo sul punto di annegare, a rivedere in un istante la sua intera vita, diviso tra il rammarico per il passato e i timori per il futuro.

(Traduzione: Mary Buckwell e Rosetta Palazzi)

Changing Places
High, high above the North Pole, on the first day of 1969, two professors of English Literature approached each other at a combined velocity of 1200 miles per hour. They were protected fromt the thin, cold air by the pressurized cabins of two Boeing 707s, and from the risk of collision by the prudent arrangement of the international air corridors. Although they had never met, the two men were known to each other by name. They were, in fact, in process of exchanging posts for the next six months, and in an age of more leisurely transportation the intersection of their respective routes might have been marked by some interesting human gesture:
Scambi
In alto, molto al di sopra del Polo Nord, il primo gennaio 1969 due professori di letteratura inglese si dirigevano l'uno verso l'altro alla velocità combinata di milleduecento miglia all'ora. La cabina pressurizzata dei due Boeing 707 li proteggeva dall'aria rarefatta e fredda e la prudente sistemazione delle rotte aeree internazionali li salvaguardava dal rischio di collisione. Benché non si fossero mai incontrati, i due uomini si conoscevano di nome. In effetti, erano in procinto di scambiarsi i relativi posti di lavoro per i successivi sei mesi e, in un'epoca di spostamenti meno frenetici, l'incrociarsi delle rispettive strade avrebbe potuto essere sottolineato da un simpatico gesto umano.

(Traduzione: Mary Buckwell e Rosetta Palazzi)

Deaf Sentence
The tall, bespectacled, grey-haired man standing at the edge of the throng in the main room of the gallery, stooping very close to the young woman in the red silk blouse, his head lowered and angled away from her face, nodding sagely and emitting a phatic murmur from time to time, is not as you might think an off-duty priest whom she has persuaded to hear a confession in the midst of the party, or a psychiatrist conned into giving her a free consultation; nor has he adopted this posture the better to look down the front of her blouse, though this is an accidental bonus of his situation, the only one in fact.
Il prof è sordo
Un uomo alto dai capelli grigi, occhialuto, fermo ai margini della folla accalcata nel salone principale della mostra, è chinato accanto a una giovane donna in camicetta di seta rossa: tiene bassa la testa, piegata di lato e discosta dalla faccia di lei, ed emette qualche vago mormorio di assenso. Quest'uomo non è, come potrebbe sembrare, un prete fuori servizio convinto dalla giovane a confessarla nel bel mezzo del ricevimento, né uno psichiatra indotto a prestarle un consulto gratuito; e neppure ha assunto quella posizione per sbirciarle dentro la scollatura della camicetta - sebbene questo sia un vantaggio casuale della situazione, o meglio l'unico.

(Traduzione: Rosetta Palazzi e Mary Gislon)

Home Truths
The cottage stands all on its own at the end of a rutted cart-track that leads off from the main road to the village, about a mile away. It is easy to drive past this gap in the hedgerows without seeing the small hand-painted wooden sign, faded and weathered, which is nailed to a post, bearing the name "Ludlow"; and without realising therefore that it leads to a human habitation. A slight hump in the terrain and a stand of beech trees screen the cottage and its outbuildings from the road.
Panni sporchi
Il villino si trova isolato alla fine di una strada carrareccia, solcata da tracce di ruote, che, dividendosi dalla via principale, conduce verso il villaggio che dista un miglio. È facile oltrepassare con l'auto l'apertura della siepe, senza notare il piccolo cartello di legno dipinto a mano, sbiadito e alterato dal tempo, inchiodato a un palo, che reca il nome "Ludlow", e senza rendersi conto che conduce a un insediamento umano. Una lieve gibbosità del terreno e un boschetto di faggi nascondono dalla strada il villino e i fabbricati annessi.

(Traduzione: Mary Buckwell e Rosetta Palazzi)

How Far Can You Go?
It is just after eight o'clock in the morning of a dark February day, in this year of grace nineteen hundred and fifty-two. An atmospheric depression has combined with the coal smoke from a million chimneys to cast a pall over London. A cold drizzle is falling on the narrow, nondescript streets north of Soho, south of the Euston Road. Inside the church of Our Lady and St Jude, a greystone, neo-gothic edifice squeezed between a bank and a furniture warehouse, it might still be night. The winter daybreak is too feeble to penetrate the stained-glass windows, doubly and trebly stained by soot and bird droppings, that depict scenes from the life of Our Lady, with St Jude, patron of lost causes, prominent in the foreground of her Coronation in Heaven.
Quante volte figliolo?
Sono appena passate le otto. È il mattino di un buio giorno di febbraio dell'anno di grazia millenovecentocinquantadue. Una depressione atmosferica, unita al fumo di un milione di camini a carbone, ha gettato su Londra una pesante cappa. Sulle strade strette e mal tracciate a nord di Soho e a sud di Euston Road cade una pioggerellina gelida. All'interno della chiesa di Our Lady and St. Jude, un edificio neogotico in pietra grigia, compresso tra una banca e un magazzino di mobili, potrebbe essere ancora notte. L'alba invernale è troppo debole per attraversare le vetrate istoriate delle finestre, coperte da uno strato doppio o triplo di fuliggine e di escrementi di uccello, che descrivono scene della vita di Nostra Signora, con san Giuda, patrono delle cause perse, che si staglia con evidenza in primo piano sullo sfondo della incoronazione della Vergine in cielo.

(Traduzione: Mary Buckwell e Rosetta Palazzi)

A Man of Parts
In the spring of 1944 Hanover Terrace, a handsome row of Nash town houses on the western perimeter of Regent's Park, is looking distinctly war-worn. Its cream stucco façade, untended since 1939, is soiled, cracked and peeling; many windows, shattered by bomb blast or shock waves from the anti-aircraft guns on Primrose Hill, are boarded up; a house towards the end of the terrace, hit by an incendiary bomb, is a gutted shell, stained with smoke.
Un uomo di fascino
Nella primavera del 1944, Hanover Terrace, una bella fila di villette di Nash sul perimetro occidentale di Regent Park, appare chiaramente danneggiata dalla guerra. La facciata di stucco color crema, mal tenuta dal 1939, è sudicia, piena di crepe e scrostata; molte finestre infrante dall'esplosione delle bombe o dallo spostamento d'aria dei cannoni contraerei di Primrose Hill sono chiuse con assi di legno; una casa verso il fondo della fila, colpita da una bomba incendiaria, è uno scheletro vuoto, macchiato di fumo.

(Traduzione: Mary Gislon e Rosetta Palazzi)

The man who wouldn't get up: And other stories (L'uomo che non voleva alzarsi e altri racconti)
L'uomo che non voleva alzarsi
La prima ad alzarsi era sempre sua moglie. Appena suonava la sveglia buttava indietro le coperte, con un movimento rotatorio delle gambe metteva i piedi per terra e si infilava la vestaglia. Una rigida disciplina che lo faceva sentire colpevole e lo colmava di ammirazione.
"Adesso basta startene straiato a letto," disse lei. "Sono stufa di vedere rovinata la tua colazione."
Lui non rispose e finse di dormire.

(Traduzione: Mary Buckwell Gislon e Rosetta Palazzi)

Nice Work
Monday January 13th, 1986. Victor Wilcox lies awake, in the dark bedroom, waiting for his quartz alarm clock to bleep. It is set to do this at 6.45. How long he has to wait he doesn't know. He could easily find out by groping for the clock, lifting it to his line of vision, and pressing the button that illuminates the digital display. But he would rather not know. Supposing it is only six o'clock? Or even five? It could be five. Whatever it is, he won't be able to get to sleep again. This has become a regular occurrence lately: lying awake in the dark, waiting for the alarm to bleep, worrying.
Ottimo lavoro, professore!
Lunedì, 13 gennaio 1986, Victor Wilcox giace insonne nella stanza buia, in attesa che la sveglia al quarzo si metta a suonare. È stata predisposta perché suoni alle sei e tre quarti. Lui non sa quanto dovrà aspettare. Potrebbe scoprirlo facilmente, cercando a tastoni l'orologio, sollevandolo a portata di vista e premendo il pulsante che illumina il display digitale. Ma preferisce non saperlo. E se fossero solo le sei? O addirittura le cinque? Potevano essere le cinque. Qualsiasi ora fosse, non ce l'avrebbe fatta a riaddormentarsi. Ultimamente era diventata un'abitudine, quella di restare sdraiato al buio in preda all'apprensione, in attesa della sveglia.

(Traduzione: Mary Buckwell e Rosetta Palazzi)

Out of the Shelter
Almost the first thing he could remember was his mother standing on a stool in the kitchen, piling tins of food into the top cupboard. On the table there were more tins: pineapple, peaches, little oranges - you could tell by the pictures. He asked her:
- What are all those tins for?
The sun was shining through the bobbly kitchen window behind her head, and though he screwed up his eyes against the dazzle he couldn't see her face properly, but he remembered her looking down at him for what seemed a long time before she said:
- Because there's a war, dear.
- What's a war? he asked. But he could never remember what she answered.
Fuori dal guscio
Forse il suo primo ricordo era quello di sua madre in piedi su uno sgabello in cucina, intenta ad accatastare cibo in scatola in cima alla credenza. Sul tavolo c'erano altri barattoli; ananas, pesche, piccole arance - lo si poteva indovinare dai disegni.
Lui le aveva domandato: "A che cosa servono tutti questi barattoli?"
Il sole splendeva attraverso le nappe della tenda della finestra della cucina, dietro la testa della donna. Anche se Tim aguzzava la vista nella luce accecante, non riusciva a vedere bene la faccia della madre, tuttavia ricordava che aveva rivolto lo sguardo su di lui, per quello che gli era sembrato un tempo interminabile, prima di rispondere: "Perché c'è la guerra, caro."
"Che cos'è la guerra?" aveva chiesto lui, allora. Ma non riusciva più a ricordare la risposta.

(Traduzione: Mary Buckwell e Rosetta Palazzi)

Paradise News
"What do they see in it, eh? What do they see in it?
Leslie Pearson, Senior Representative (Airport Reception) of Travelwise Tours plc, surveys the passengers swarming in the Departures Concourse of Heathrow's Terminal Four with an expression of mingled pity and contempt. It is mid-morning in the high summer season and, adding to the normal congestion, there is a security alert in operation, because of a recent plane crash thought to have been caused by sabotage.
Notizie dal Paradiso
"Ma che cosa ci troveranno, poi? Che cosa ci troveranno?"
Leslie Pearson, rappresentante capo della Travelwise Tours S.r.l., incaricato di ricevere gli ospiti all'aeroporto, osserva il flusso dei passeggeri nella sala partenze del terminal 4 dell'aeroporto di Heathrow, con un'espressione mista di pietà e disprezzo. Siamo nel bel mezzo del mattino, in piena stagione estiva e, ad aumentare la confusione del solito sovraffollamento, contribuiva un sistema di vigilanza speciale, istituito in seguito a un recente disastro aereo che si ritiene provocato da sabotaggio.

(Traduzione: Mary Buckwell e Rosetta Palazzi)

Small World
When April with its sweet showers has pierced the drought of March to the root, and bathed every vein of earth with that liquid by whose power the flowers are engendered; when the zephyr, too, with his dulcet breath, has breathed life into the tender new shoots in every copse and on every heath, and the young sun has run half his course in the sign of the Ram, and the little birds that sleep all night with their eyes open give song (so Nature prompts them in their hearts), then, as the poet Geoffrey Chaucher observed many years ago, folks long to go on pilgrimages. Only, these days, professional people call them conferences.
Il professore va al congresso
Quando aprile con le sue dolci piogge la siccità di marzo ha penetrato e bagnato ogni vena della terra con quel liquido che col suo potere genera i fiori; quando anche lo zefiro, con il suo amabile respiro, ha alitato la vita nei nuovi teneri germogli per ogni landa e in ogni selva e il giovane sole ha corso metà del suo tragitto nel segno dell'Ariete e gli uccelletti, che a occhi aperti dormono la notte, iniziano il loro canto (così li spinge in cuore la Natura), allora, come osservò molti anni or sono il poeta Geoffrey Chaucher, la gente ha una gran voglia di far pellegrinaggi. Solo, però, che al giorno d'oggi li chiamano congressi.

(Traduzione: Mary Buckwell e Rosetta Palazzi)

Thinks
One, two, three, testing, testing... recorder working OK... Olympus Pearlcorder, bought it at Heathrow in the dutyfree on my way to... where? Can't remember, doesn't matter... The object of the exercise being to record as accurately as possible the thoughts that are passing through my head at this moment in time, which is, let's see... 10.13 a.m. on Sunday the 23rd of Febru - San Diego! I bought it on my way to that conference in... Isabel Hotchkiss. Of course, San Diego, "Vision and the Brain". Late eighties.
Pensieri, pensieri
Uno, due, tre, prova, prova... registrazione ottima... questo Olympus Pearlcorder l'ho acquistato a Heathrow, al dutyfree dell'aeroporto mentre andavo... dove? Non lo ricordo, non importa... Dato che lo scopo di questo esercizio sta nel registrare al meglio i pensieri che mi passano per la testa in questo preciso momento, cioè, vediamo... alle 10,13 del mattino di domenica 23 febbraio - Ah sì, a San Diego! L'ho acquistato mentre mi recavo al congresso su... Isabel Hotchkiss. Certo, era San Diego. "L'immaginazione e la mente." Alla fine degli anni Ottanta.

(Traduzione: Mary Gislon e Rosetta Palazzi)


Marco Lodoli (1956)

Crampi
Il volantino azzurro stabiliva la partenza dal Grande Raccordo verso le nove di sera, ma l'appuntamento un'ora prima, nella valletta incastrata al centro dello svincolo per l'autostrada del Sole, direzione nord. Molte macchine dei maratoneti sono parcheggiate lungo le corsie d'emergenza e il sole calante accende gli smalti polverosi delle fiancate, brucia negli occhi che cercano ovunque il tavolo dell'iscrizione.

I fannulloni
Dispettosamente la sorte ha riversato su di me un aspetto e uno stile assai migliori di ciò che in realtà io sono, o mi sembra di essere. Aspetto e stile, nient'altro. È come se fossi costretto a viaggiare su un treno scalcinato con un biglietto di prima classe, e quel biglietto mi impedisse di sentirmi in compagnia, almeno, di gente simile a me, gente che distende le gambe sui sedili e si offre il vino dai fiaschi parlando dei propri guai tra una stazioncina e l'altra.

Grande circo invalido
E dire che ci eravamo preparati con cura, come veri dilettanti carichi di timori: non so quanto avevamo discusso e quante parrocchie periferiche avevamo colpito prima di andare a rubare il vero Gesù Bambino, laggiù a San Pietro.

Isole
Scantonare, ecco cosa ci piace fare: fuggire via dalla pazza folla e imboccare un vicolo a caso, gettare l'occhio in un cortile, frugare tra le pietre della città alla ricerca di un'isola nascosta.
Oggi è domenica e tanta gente si travasa avanti e indietro tra Campo de' Fiori e Piazza Farnese, spazi adiacenti che raccontano bene l'anima l'anima doppia della nostra città, popolare e patrizia, sprezzante e formale, chiassosa e reticente. I tavolini dei caffè traboccano di persone che sfogliano quotidiani e assorbono con indifferenza le ultime notizie e il calduccio del sole di novembre. Ma forse qualcuno ha ancora voglia di scantonare nell'ombra per dieci minuti.


Jack London (John Griffith London) (1876-1916)

The Call of the Wild
Buck did not read the newspapers, or he would have known that trouble was brewing, not alone for himself, but for every tide-water dog, strong of muscle and with warm, long hair, from Puget Sound to San Diego. Because men, groping in the Arctic darkness, had found a yellow metal, and because steamship and transportation companies were booming the find, thousands of men were rushing into the Northland. These men wanted dogs, and the dogs they wanted were heavy dogs, with strong muscles by which to toil, and furry coats to protect them from the frost.
Il richiamo della foresta
Buck non leggeva i giornali, altrimenti avrebbe saputo quali guai si stavano preparando non soltanto per lui, ma per tutti i cani di forte muscolatura e col pelo lungo e soffice da Puget Sound a San Diego. Brancolando tra le tenebre artiche gli uomini avevano trovato un metallo giallo e, poiché le compagnie di navigazione e di trasporto avevano divulgato la notizia, migliaia di persone correvano verso il Nord. Questi uomini avevano bisogno di cani; cani robusti, con una forte muscolatura e pelo folto per difendersi dal gelo.

(Traduzione: Grazia Gatti)

Martin Eden
The one opened the door with a latch-key and went in, followed by a young fellow who awkwardly removed his cap. He wore rough clothes that smacked of the sea, and he was manifestly out of place in the spacious hall in which he found himself. He did not know what to do with his cap, and was stuffing it into his coat pocket when the other took it from him. The act was done quietly and naturally, and the awkward young fellow appreciated it. "He understands," was is thought. "He'll see me through all right."
He walked at the other's heels with a swing to his shoulders, and his legs spread unwittingly, as if the level floors were tilting up and sinking down to the heave and lunge of the sea.
Martin Eden
Il primo aperse la porta con una chiave piatta ed entrò, seguito da un giovane che si levò il berretto con fare impacciato. Il giovane indossava rozzi panni che odoravano forte di mare ed era palesemente fuori posto nell'atrio spazioso in cui si trovava. Non sapeva che fare del berretto e se lo stava cacciando nella tasca della giubba, quando l'altro glielo levò di mano. Il gesto fu calmo e naturale e il giovanotto impacciato lo apprezzò. "Capisce", pensò "mi porterà sino in fondo proprio come si deve".
Si mosse alle calcagna dell'altro con un dondolio delle spalle e con le gambe involontariamente tese, come se i pavimenti piani si alzassero e sprofondassero con l'ondeggiare del mare.

(Traduzione: Oriana Previtali)

The Stars Rover
All my life I have had an awareness of other times and places. I have been aware of other persons in me. Oh, and trust me, so have you, my reader that is to be. Read back into your childhood, and this sense of awareness I speak of will be remembered as an experience of your childhood. You were then not fixed, not crystallized. You were plastic, a soul in flux, a consciousness and an identity in the process of forming-ay, of forming and forgetting.
Il vagabondo delle stelle
Ho sempre avuto la sensazione di essere vissuto in altri tempi e in altri luoghi; e che nel mio essere vivessero altre persone. Credo che anche ai miei lettori possa accadere di provare la stessa cosa. Basterà che risalgano col pensiero alla loro fanciullezza, perché la consapevolezza di cui sto parlando, torni loro in mente. Nell'infanzia, non ancora formate né cristallizzate, la nostra identità, e la nostra coscienza, subivano un processo di continua evoluzione e inoltre andavano inevitabilmente soggette a una progressiva dimenticanza.

(Traduzione: Antonio Agriesti)

White Fang
Dark spruce forest frowned on either side the frozen waterway. The trees had been stripped by a recent wind of their white covering of frost, and they seemed to lean towards each other, black and ominous, in the fading light. A vast silence reigned over the land. The land itself was a desolation, lifeless, without movement, so lone and cold that the spirit of it was not even that of sadness. There was a hint in it of laughter, but of a laughter more terrible than any sadness - a laughter that was mirthless as the smile of the sphinx, a laughter cold as the frost and partaking of the grimness of infallibility. It was the masterful and incommunicable wisdom of eternity laughing at the futility of life and the effort of life. It was the Wild, the savage, frozen-hearted Northland Wild.
But there WAS life, abroad in the land and defiant. Down the frozen waterway toiled a string of wolfish dogs. Their bristly fur was rimed with frost.
Zanna Bianca
Cupe foreste di abeti rossi s'affacciavano arcigne sulle due rive del fiume gelato. Un vento recente aveva strappato dai rami il bianco mantello di ghiaccio e nella luce dell'imbrunire gli alberi parevano appoggiarsi l'uno all'altro, neri e minacciosi. Un vasto silenzio avvolgeva il paesaggio. E il paesaggio stesso era desolato, senza vita, immobile, così solitario e freddo che neppure si poteva dire vi regnasse un senso di tristezza. Vi aleggiava un cenno di risata, ma una risata più terribile di ogni tristezza: una risata senza gioia come il sorriso della sfinge, una risata fredda come il gelo e percorsa dalla caparbia ferocia dell'infallibilità. Era l'imperiosa e incomunicabile saggezza dell'eternità, che sbeffeggia la futilità della vita e l'affanno del vivere. Era il mondo selvaggio, il mondo selvaggio del Nord, aspro, crudele, ghiacciato fino al cuore.
Eppure c'era vita su quella terra, e vi si muoveva come una sfida. Lungo il fiume gelato marciava una fila di cani lupo, col pelo ispido coperto di ghiaccio

(Traduzione: Ilva Tron)


Henry Wadsworth Longfellow (1807-1882)

Evangeline (...)
This is the forest primeval. The murmuring pines and the hemlocks,
Bearded with moss, and in garments green, indistinct in the twilight,
Stand like Druids of eld, with voices sad and prophetic,
Stand like harpers hoar, with beards that rest on their bosoms.
Loud from its rocky caverns, the deep-voiced neighboring ocean
Speaks, and in accents disconsolate answers the wail of the forest.
This is the forest primeval; but where are the hearts that beneath it
Leaped like the roe, when he hears in the woodland the voice of the huntsman?
Where is the thatch-roofed village, the home of Acadian farmers,
Men whose lives glided on like rivers that water the woodlands,
Darkened by shadows of earth, but reflecting an image of heaven?

The Song of Hiawatha (...)
Should you ask me,
whence these stories?
Whence these legends and traditions,
With the odors of the forest
With the dew and damp of meadows,
With the curling smoke of wigwams,
With the rushing of great rivers,
With their frequent repetitions,
And their wild reverberations
As of thunder in the mountains?


Davide Longo (1971)

Il caso Bramard
La porta socchiusa del capanno. Il corpo disteso nella luce diafana del pomeriggio. Il disegno dei tagli sulla sua schiena nuda. Capelli neri sparsi tutt'intorno.

La vita paga il sabato
La testa sul cuscino, il corpo rannicchiato in una sepoltura primitiva, Arcadipane fissa il telefono illuminare per la terza volta negli ultimi cinque minuti la base dell'abat-jour, la fondina dell'arma, quattro sucai, le chiavi e un cerchio scuro marchiato sul comodino da una tazza o un bicchiere molto molto caldi.


Giuseppe O. Longo (1941)

L'acrobata
Cominciamo allora dalle scale, da questo luogo di tutti i possibili incontri, impregnate al mio arrivo di un odore di sugo e di cipolla così forte che dava la nausea, perché nonostante i divieti qualcuno continuava a farsi da mangiare in camera, e siccome la valigia era pesante fui molto contento, oltrepassata la porta che immetteva nel corridoio, di vedere la solita busta attaccata alla tappezzeria con uno spillo esile ma resistente anche se un po' piegato, nella quale il signor Eskandari aveva messo la Yale, con un breve messaggio in cui mi ricordava le modalità per il pagamento della pigione. Staccata la busta, presi dunque la chiave ed entrai non solo e non tanto nella stanza quanto nel frastuono del traffico che anche coi doppi vetri entrava dalla Auersperggasse e nel sentore familiare e stratificato di cera da pavimenti, di sapone, e di sudore, in particolare, che ci avevano lasciato tutti coloro che avevano occupato quello spazio prima di me.

La gerarchia di Ackermann
Me ne sto qui, nella notte estiva, davanti alla finestra spalancata, e faccio gli esercizi di respirazione, che sono l'unico rimedio e antidoto agli accessi di tosse che mi assalgono al tramonto e si protraggono spesso per buona parte della notte. Questi esercizi me li insegnò una ventina d'anni fa, a Budapest, con meticolosità tutta germanica, Heinz-Otto K¨hlmorgen. Inspiro lentamente, facendo affluire l'aria nella parte inferiore dei polmoni, poi riempio pian piano la parte mediana, infine quella superiore: è molto importante che i polmoni si riempiano a questo modo, proprio come si colmerebbe di liquido un recipiente.


Longo Sofista (II o III sec. d.C.)

Poimenikôn tôn kata Daphnin kai Kloin
En Lésbô thêrôn en alsei Numphôn théama eidon kálliston ôn eidon eikóna gratitên, istorian erôtos. Kalòn mèn kai tò alsos, polúdenoron, anthêrón, katárruton mia pêgê pánta etrephe, kai tà anthê kai tà déndra all ê graphê terpnotéra kai téchnên echousa perittên kai túchên erôtikên ôste polloi kai tôn xénôn katà phêmên êesan, tôn mèn Numphôn ikétai, tês dè eikónos theatai.
Avventure pastorali di Dafni e Cloe
Ero a caccia, nell'isola di Lesbo, e in un boschetto sacro alle Ninfe si presentò al mio sguardo lo spettacolo più bello che avessi mai visto: immagini dipinte, una storia d'amore. Il boschetto era incantevole, con tanti alberi, tanti fiori: lo irrigava una sorgente che da sola alimentava tutto, sia i fiori sia gli alberi; però quella pittura provocava maggior diletto, non solo per l'alto livello artistico della figurazione, ma anche per il carattere eroico della vicenda avventurosa. Molti visitatori, anche stranieri, incuriositi dal gran parlare che si faceva di quell'opera d'arte, andavano lì col pretesto di adorare le Ninfe, in realtà per osservare il quadro.

(Traduzione: Raffaele Di Virgilio)


Beppe Lopez (1947)

Capatosta
Appena Donna Sabbedd' si sgravò, la creatura non avette manco il tempo di pigliare fiato che fu vestita di nero.
Tanto per cominciare, naturalmente, l'ammatassarono stretta stretta con le fasce di lino bianco che allora, siccome non ci stava lo sciupasciupa di mo, passavano per risparmio da un piccininno che cresceva a un altr'uno che nasceva. Pure a lei lasciarono libere solo le braccia piccinonne piccinonne e la capa, quella capa gloriosa dove già si potevano intravvedere la babbìscia (sì, il mento pronunciato, come si dice in italiano) e, con una certa fantasia, pure i capelli ondulati che da giovane l'avrebbero fatta assomigliare nientedimeno che ad Alida Valli. E ci sta da dire che con quelle fasce la stringèttero, sin dal primo dì, con tanta forza da tradire qualche speranza segreta, se non l'intenzione vera e propria di strozzarne lo sviluppo, di soffocarne la vita, insomma di farla tornare là da dove era venuta, non chiamata e meno che meno desiderata.

La scordanza
Tiene quindici anni Momen’ la Uecchineri quando vede per la prima volta Antonio Malapezza detto ’Ndramalonga, che per conto suo ne vanta già diciannove inoltrati. È soprannominata Uecchineri perché gode di un paro d’occhi che rassomigliano veramente a due pezzi di carbone, appicciati o astutati a seconda delle circostanze e delle intenzioni.
È fìgghia di una famìgghia di contadini marchiata dalla fame e, come se non abbastasse, pure dalla simpatì per i comunisti e per i sindacati. Abita dentro a un buco di casa, a Corato, paisotto che non a caso passa per essere stato ingiuriato da Federico Secondo in persona, ai tempi suoi, con lo sfottò: "Quarata magna semper merdosa fuit." Momen’, insomma, è proprio povera povera. È pure misera misera come corporatura. Di culo e di menne, poi, manco a parlarne. Pare una piccinenna, quasi una criatura. Gli occhi suoi, però, sono uno spettacolo, un incantesimo, una magì. Talmente neri e penetranti che, se vuole, ti stende alla prima occhiata.


Maxim Loskutoff (?)

Ruthie Fear
The year Ruthie Fear was born, her father shot the last wolf in the Bitterroot Valley. He strung it up by the hind feet from the peak of his shed. Nearly pure white, it was so big its snout grazed the dirt. It twisted slightly, front paws dragging, in the hot, still afternoons. Ranchers and tourists came from as far away as Ennis to see. They stood in clusters around the Fears' trailer, laughing and spitting and toeing the dirt. They paid a dollar to pose for pictures. Some put their arm around the wolf and grinned. Others stared silently into the camera. All were shorter than the wolf was long.
Ruthie Fear
L'anno in cui Ruthie Fear venne al mondo, suo padre sparò all'ultimo lupo della Bitterroot Valley. Lo appese per le zampe posteriori al tetto della rimessa. Era quasi completamente bianco, e talmente grosso che col muso sfiorava il suolo. Nei pomeriggi immobili, afosi, oscillava piano, sfregando per terra le zampe anteriori. Per vederlo i rancher e i turisti venivano addirittura da Ennis. Nei pressi della casa mobile dei Fear si radunavano gruppetti di gente che rideva, sputava e prendeva a calci la terra. Pagavano un dollaro per farsi fotografare. C'era chi metteva un braccio intorno al lupo e se la rideva. Altri fissavano l'obiettivo in silenzio. Ognuno di loro era più piccolo dell'animale.

(Traduzione: Leonardo Taiuti)


Pierre Loti (Julien Viaud) (1850-1923)

Aziyadé
16 mai 1876.
... Une belle journée de mai, un beau soleil, un ciel pur... Quand les canots étrangers arrivèrent, les bourreaux, sur les quais, mettaient la dernière main à leur œuvre : six pendus exécutaient en présence de la foule l'horrible contorsion finale... Les fenêtres, les toits étaient encombrés de spectateurs ; sur un balcon voisin, les autorités turques souriaient à ce spectacle familier.
Le gouvernement du sultan avait fait peu de frais pour l'appareil du supplice ; les potences étaient si basses que les pieds nus des condamnés touchaient la terre. Leurs ongles crispées grinçaient sur le sable.
Aziyadé
16 maggio 1876
... Una bella giornata di maggio, un bel sole, un cielo limpido... Quando giunsero le lance straniere, i boia sui moli davano l'ultimo tocco al loro lavoro: sei impiccati eseguivano davanti alla folla l'orribile contorsione finale... Le finestre, i tetti strabordavano di spettatori; su un balcone vicino, le autorità turche sorridevano a quello spettacolo familiare.
Il governo del sultano era andato al risparmio nel preparare l'esecuzione; le forche erano cosi basse che i piedi nudi dei condannati toccavano terra. Le loro unghie contratte grattavano sulla sabbia.

(Traduzione: Luigi Marfè)

Madame Chrysanthème
En mer, aux environs de deux heures du matin, par une nuit calme, sous un ciel plein d'étoile.
Yves se tenait sur la passerelle auprès de moi, et nous causions du pays, absolument nouveau pour nous deux, où nous conduisaient cette fois les hasards de notre destinée. C'était le lendemain que nous devions atterrir; cette attente nous amusait et nous formions mille projets.
- Moi, disais-je, aussitôt arrivé, je me marie...
- Ah! fit Yves, de son air détaché, en homme que rien ne surprend plus.
- Oui... avec une petite femme à peau jaune, à cheveux noirs, à yeux de chat. - Je la choisirai jolie. - Elle ne sera pas plus haute qu'une poupée.
La Signora Crisantemo
In mare, intorno alle due del mattino, in una notte calma, sotto un cielo pieno di stelle.
Ivo stava vicino a me, sul cassero, e discorrevamo del paese assolutamente nuovo per tutti e due, dove ci conducevano questa volta i casi del nostro destino. Dovevamo approdare il giorno seguente; quell'attesa ci divertiva, e andavamo formando mille progetti.
- Io - dicevo - appena sarò arrivato mi ammoglierò...
- Ah! - disse Ivo, colla sua aria indifferente, da uomo che non si sorprende più di nulla.
- Sì, con una donnina dalla pelle gialla, dai capelli neri, dagli occhi di gatto. La sceglierò carina. Non sarà più alta di una bambola.

(Traduzione: Decio Cinti)

Le mariage de Loti Rarahu (...)
Loti fut baptisé le 25 janvier 1872, à l'âge de vingt-deux ans et onze jours.
Lorsque la chose eut lieu, il était environ une heure de l'après-midi, à Londres et à Paris. Il était à peu près minuit, en dessous, sur l'autre face de la boule terrestre, dans les jardins de la feue reine Pomaré, où la scène se passait.
En Europe, c'était une froide et triste journée d'hiver. En dessous, dans les jardins de la reine, c'était le calme, l'énervante langueur d'une nuit d'été.
Cinq personnes assistaient à ce baptême de Loti, au milieu des mimosas et des orangers, dans une atmosphère chaude et parfumée, sous un ciel tout constellé d'étoiles australes.

Pêcheur d'Islande (...)
Ils étaient cinq, aux carrures terribles, accoudés à boire, dans une sorte de logis sombre qui sentait la saumure et la mer. Le gîte, trop bas pour leurs tailles, s'effilait par un bout, comme l'intérieur d' une grande mouette vidée; il oscillait faiblement, en rendant une plainte monotone, avec une lenteur de sommeil.
Dehors, ce devait être la mer et la nuit, mais on n'en savait trop rien: une seule ouverture coupée dans le plafond était fermée par un couvercle en bois, et c'était une vieille lampe suspendue qui les éclairait en vacillant.
Il y avait du feu dans un fourneau; leurs vêtements mouillés séchaient, en répandant de la vapeur qui se mêlait aux fumées de leurs pipes de terre.


Pierre Louÿs (1870-1925)

Aphrodite (...)
Couchée sur la poitrine, les coudes en avant, les jambes écartées et la joue dans la main, elle piquait de petits trous symétriques dans un oreiller de lin vert, avec une longue épingle d'or. Depuis qu'elle s'était éveillée, deux heures après le milieu du jour, et toute lasse d'avoir trop dormi, elle était restée seule sur le lit en désordre, couverte seulement d'un côté par un vaste flot de cheveux.
Cette chevelure était éclatante et profonde, douce comme une fourrure, plus longue qu'une aile, souple, innombrable, animée, pleine de chaleur. Elle couvrait la moitié du dos, s'étendait sous le ventre nu, brillait encore auprès des genoux, en boucle épaisse et arrondie. La jeune femme gisait enroulée dans cette toison précieuse, dont les reflets mordorés étaient presque métalliques et l'avaient fait nommer Chrysis par les courtisanes d' Alexandrie.


Howard Phillips Lovecraft (1890-1937)

At the Montains of Madness
I am forced into speech because men of science have refused to follow my advice without knowing why. It is altogether against my will that I tell my reasons for opposing this contemplated invasion of the antarctic - with its vast fossil hunt and its wholesale boring and melting of the ancient ice caps. And I am the more reluctant because my warning may be in vain.
Doubt of the real facts, as I must reveal them, is inevitable; yet, if I suppressed what will seem extravagant and incredible, there would be nothing left.
Le montagne della follia
Mi vedo costretto a parlare perché alcuni uomini di scienza rifiutano di prendere in considerazione i miei suggerimenti senza darsene ragione. È del tutto contro la mia volontà che mi accingo a spiegare i motivi per oppormi alla contemplata invasione dell'Antartico, all'estesa ricerca di fossili, alla trivellazione su larga scala ed allo scioglimento di vaste zone della calotta ghiacciata. Sono anche riluttante a farlo perché i miei ammonimenti potrebbero riuscire vani.
I fatti, come dovrò rivelarli, saranno difficilmente creduti; eppure, se sopprimessi ciò che apparirà stravagante o incredibile, non resterebbe niente da raccontare.

(Traduzione: Giovanni De Luca)

The Call of Cthulhu
The most merciful thing in the world, I think is the inability of the human mind to correlate all its contents. We live on a placid island of ignorance in the midst of black seas of infinity, and it was not meant that we should voyage far. The sciences, each straining in its own direction, have hitherto harmed us little; but some day the piecing together of dissociated knowledge will open up such terrifying vistas of reality, and of our frightful position therein, that we shall either go mad from the revelation or flee from the deadly light into the peace and safety of a new dark age.
Il richiamo di Cthulhu
La cosa più pietosa del mondo, penso, è l'incapacità della mente umana di mettere in correlazione tutto il suo contenuto. Noi viviamo su una placida isola di ignoranza in mezzo ai neri mari d'infinito, e non fu previsto che ce ne spingessimo troppo lontano. Le scienze, ognuna delle quali tende verso la propria direzione, ci hanno finora poco danneggiato; ma un giorno il raggruppamento di nozioni dissociate aprirà tali terrificanti visioni della realtà, e della nostra spaventosa condizione in essa, che o impazziremo per la rivelazione, o fuggiremo dalla mortale conoscenza per immergerci nella pace e nella sicurezza di una nuova età oscura.

(Traduzione: Alda Carrer)

The Dreams in the Witch-House
Whether the dreams brought on the fever or the fever brought on the dreams Walter Gilman did not know. Behind everything crouched the brooding, festering horror of the ancient town, and of the mouldy, unhallowed garret gable where he wrote and studied and wrestled with flgures and formulae when he was not tossing on the meagre iron bed. His ears were growing sensitive to a preternatural and intolerable degree, and he had long ago stopped the cheap mantel clock whose ticking had come to seem like a thunder of artillery. At night the subtle stirring of the black city outside, the sinister scurrying of rats in the wormy partitions, and the creaking of hidden timbers in the centuried house, were enough to give him a sense of strident pandemonium.
La casa delle streghe
Se fossero i sogni a provocare la febbre o la febbre i sogni Walter Gilman non sarebbe stato in grado di dirlo. Dietro a tutto covavano i putridi orrori della vecchia città e dell'ammuffita, sacrilega soffitta dove scriveva, studiava e si dibatteva tra cifre e formule quando non si rigirava nel povero letto di ferro. Le sue orecchie erano divenute sensibili in modo soprannaturale e intollerabile e da tempo aveva fermato l'orologio sopra il camino, il cui ticchettio gli faceva l'effetto del tuonare dell'artiglieria. Di notte, l'indefinibile movimento della città, il sinistro frusciare dei topi nelle pareti piene di vermi e lo scricchiolare di legname nascosto nella casa vecchia di secoli erano sufficienti a dargli un senso di stridente pandemonio.

(Traduzione: Giovanni De Luca)

The Dunwich Horror
When a traveller in north central Massachusetts takes the wrong fork at the junction of Aylesbury pike just beyond Dean's Corners he comes upon a lonely and curious country.
The ground gets higher, and the brier-bordered stone walls press closer and closer against the ruts of the dusty, curving road. The trees of the frequent forest belts seem too large, and the wild weeds, brambles and grasses attain a luxuriance not often found in settled regions. At the same time the planted fields appear singularly few and barren; while the sparsely scattered houses wear a surprisingly uniform aspect of age, squalor, and dilapidation.
L'orrore di Dunwich
Nel Massachussetts centro-settentrionale quando un viaggiatore imbocca la biforcazione sbagliata alla congiunzione del picco di Aylesbury, appena oltre Dean's Corners, si ritrova in una regione solitaria e strana. Il terreno va in salita e le pareti di roccia delimitate da rovi si accostano sempre più alla carreggiata della polverosa strada a tornanti. Gli alberi delle frequenti cinture boscose appaiono troppo grandi e le erbacce, i rovi, i prati selvaggi raggiungono una rigogliosità raramente riscontrata nelle regioni abitate. Per contro i campi seminati appaiono singolarmente pochi e miseri mentre le rade case offrono un aspetto sorprendentemente uniforme di vecchiaia, squallore e rovina.

(Traduzione: Alda Carrer)

The Tomb
In relating the circumstances which have led to my confinement within this refuge for the demented, I am aware that my present position will create a natural doubt of the authenticity of my narrative. It is an unfortunate fact that the bulk of humanity is too limited in its mental vision to weigh with patience and intelligence those isolated phenomena, seen and felt only by a psychologically sensitive few, which lie outside its common experience.
La tomba
Nel tracciare un resoconto degli eventi che hanno determinato la mia reclusione in questo asilo per alienati, ho piena coscienza del fatto che il mio stato mentale susciterà dubbi più che naturali sulla veridicità della mia narrazione. È una vera sciagura che la gran massa dell'umanità possegga una visione mentale troppo ristretta per valutare con obiettività e intelligenza quei rari e particolari fenomeni - visti e percepiti unicamente da una minoranza di individui psicologicamente sensibili - che trascendono l'esperienza ordinaria.

(Traduzione: Gianni Pilo e Sebastiano Fusco)


Malcom Lowry (1909-1957)

Dark As the Grave Wherein My Friend is Laid (Buio come la tomba dove giace il mio amico)
La sensazione di velocità, di smisurato spostamento, di andare a sud, in basso, superando tre paesi, le imponenti catene di montagne, la sensazione di discesa, di straordinario regresso, eppure di movimento, senza muoversi, ma d'altro canto precipitando giù dritto sul mondo, dritto sulla carta geografica, e, ancora, dell'imminenza di qualcosa di fantastico, fenomenale, e di contro l'ombra mobile dell'aereo laggiù di sotto, croce in perpetuo movimento, meno sfuggente e più reale della vaga ombra del significato di ciò che essi stavano facendo su cui lui, Sigbjørn, andava rimuginando; e tuttavia soltanto quell'ombra era possibile localizzare e ciò anche per brevi attimi, chiusi e racchiusi com'erano dal fatto in sé come dall'enorme apparecchio, sobbalzante e ronzante e rombante con un monotono fracasso, nel quale si trovavano affatto, lui seduto con i piedi ritratti in alto in maniera imbarazzante, perché s'era tolto le scarpe: un destino assordante, in continuo movimento e rinnovamento, in sfida al tempo, nel quale si trovavano rinchiusi ma dal quale potevano vedere soltanto l'interno, perché, diciamo, dell'aerodinamico oggetto color platino riuscivano a intravedere soltanto un'ala, un'elica, attraverso l'assurdo finestrino stretto e oblungo.
(Traduzione: Attilio Veraldi)

Under the volcano
Two mountain chains traverse the republic roughly from north to south, forming between them a number of valleys and plateaus. Overlooking one of these valleys, which is dominated by two volcanoes, lies, six thousand feet above sea level, the town of Quauhnahuac. It is situated well south of the Tropic of Cancer, to be exact on the nineteenth parallel, in about the same latitude as the Revillagigedo Islands to the west in the Pacific, or very much further west, the southernmost tip of Hawaii-and as the port of Tzucox to the east on the Atlantic seaboard of Yucatan near the border of British Honduras, or very much further east, the town of Juggernaut, in India, on the Bay of Bengal.
The walls of the town, which is built on a hill, are high, the streets and lanes tortuous and broken, the roads winding. A fine American-style highway leads in from the north but is lost in its narrow streets and comes out a goat track.
Sotto il vulcano
Due catene di montagne tagliano la repubblica approssimativamente da nord a sud, formando tra loro tutta una serie di vallate e di altopiani. Sovrastando una di queste valli, che è dominata da due vulcani, sorge, a duemila metri sul livello del mare, la città di Quauhnahuac. Si situa a sud del Tropico del Cancro, esattamente sul diciannovesimo parallelo, alla stessa latitudine circa delle Isole Revillagigedo, a ovest nel Pacifico, o, molto più a ovest, dell'estrema punta meridionale delle Hawaii - o anche alla stessa latitudine del porto di Tzucox, a est, sulla costa atlantica dello Yucatan presso il confine dell'Honduras britannico, o, molto più a est, della città di Jaggernaut, in India, sul Golfo del Bengala.
Le mura della città, costruita su un colle, sono alte, le vie e i vicoli tortuosi e accidentati, serpeggianti le strade. Una stupenda autostrada di tipo americano scende dal nord, ma per smarrirsi poi nell'intrico di viuzze e riemergere infine sotto una specie di sentiero da capre.

(Traduzione: Giorgio Monicelli)


Rosetta Loy (1931-2022)

Ahi, Paloma
Sono ancora là sul prato a chiacchierare, la mani che dondolano le racchette da tennis, solo la Milly la tiene stretta al petto con tutt'e due le braccia quasi avesse paura di perderla. Discutono della partita che hanno appena giocato e le scarpe di tela affondano nel morbido dell'erba, qualcuno ha i calzini ma per lo più i piedi sono nudi nelle scarpe Superga. O in quello che resta di quelle scarpe. Il Giorgio e la Marcella portano il completo bianco, gli altri sono vestiti così come capita. La camicia a maniche corte dell'Augusto è celeste e la sua racchetta è una Slazenger, mentre parla lui ributta indietro i ricci dalla fronte per dare più forza alle parole.

La porta dell'acqua
Lo stridio del tram che abbordava la curva apriva una prima fessura sul giorno. Il tram gracidava a lungo, agonizzante, lo strazio delle rotaie si ripercuoteva tra i vetri chiusi negli scuri laccati di bianco. Poi il tram si perdeva caracollando lungo via Flaminia e la maniglia della finestra bruna e ovale restava come un grosso insetto aggrappato a quella linea verticale di luce.
Una maniglia che tante volte stringevo in pugno con indifferenza, insignificante maniglia. Ma da lì e solo da lì si dipartiva la materia che non trovava riscontro in nessuna realtà. Potevo solo aspettarla e favorirla in una immobile concentrazione; e solo nel primo barlume solitario del mattino mi veniva accordata, quando lo sbattere di una porta, una voce o dei passi lungo il corridoio, erano dei rumori inafferrabili quasi io vivessi ancora una vita diversa.


Marco Lucano Anneo (39-65)

Bellum civile (Pharsalia)
Bella per Emathios plus quam civilia campos
iusque datum sceleri canimus populumque potentem
in sua victrici conversum viscera dextra
cognatasque acies et rupto foedere regni
certatum totis concussi viribus orbis
in commune nefas infestique obvia signis
signa, pares aquilas et pila minantia pilis.
Quis furor, o cives, quae tanta licentia ferri
gentibus invisis Latium praebere cruorem?
Cumque superba foret Babylon spolianda tropaeis
Ausoniis umbraque erraret Crassus inulta,
bella geri placuit nullos habitura triumphos?
La guerra civile (Farsaglia)
Cantiamo guerre più atroci di quelle civili, combattute sui campi d'Emazia, e il delitto divenuto legalità e un popolo potente che si è rivolto contro le sue stesse viscere con la destra vittoriosa e i contrapposti eserciti appartenenti allo stesso sangue e - infranto il patto della tirannia - tutte le energie del mondo sconvolto che lottano per un comune misfatto e le insegne che vanno contro quelle avversarie e le aquile contrarie alle aquile e i giavellotti minacciosi contro i giavellotti.
Quale follia, o cittadini, quale sfrenato abuso delle armi offrire il sangue latino alle genti nemiche? Mentre si sarebbero dovuti strappare alla superba Babilonia i trofei italici e mentre l'ombra di Crasso continuava ad errare invendicata?

(Traduzione: Renato Badlì)


Carlo Lucarelli (1960)

Almost Blue
Il primo carabiniere che entrò nella stanza scivolò sul sangue e cadde su un ginocchio. Il secondo si arrestò sulla soglia come sul bordo di una buca, agitando le braccia aperte, per lo slancio.
- Madonna Santa! - urlò, serrando le guance tra le mani, poi si voltò e corse nel pianerottolo e giù per le scale e oltre la porta e fuori, nel cortile del palazzo, dove si aggrappò al cofano della Punto bianca e nera e si piegò in avanti, spezzato in due da un conato violento.
In ginocchio sul pavimento, al centro della stanza, la pelle dei guanti incollata al pavimento appiccicoso, il brigadiere Carrone si guardò attorno e gli sfuggì un singhiozzo roco, quasi un rutto.

Autosole
AUTOSOLE
1º AGOSTO

Bravo azzurra. 180 km/h. Terza corsia. L'aria calda che entra dai finestrini aperti schiaccia i fogli del listino prezzi contro il lunotto posteriore ed è come avere due phon puntati contro le tempie. Lui guarda l'orologio e pensa Marangoni subito, pausa pranzo dalla Luisa e dopo Longaretti, che tanto fa orario continuato.
Poi pensa: No, il pomeriggio Longaretti chiude. Allora prima lui, poi Marangoni e salta la Luisa.
Poi pensa: la Luisa.
Schiaccia l'accelleratore, mentre prende il cellulare. Longaretti? Mi spiace, un imprevisto...

2CV azzurra e Fiesta rossa. 140 km/h. Seconda e terza corsia, affiancate.
La radio della 2CV è fuori sintonia ed è solo un fruscio che raschia l'aria rovente a tempo di reggae. Anche lui si sente fuori sintonia ma poi la biondina nell'auto di sinistra solleva le ginocchia nude, aggancia le dita dei piedi al bordo del cruscotto e gli lancia un'occhiata che gli sembra un po' indecente. Lui pensa dai, girati ancora, poi lei si china a toccarsi un'unghietta laccata di rosso, scopre il tatuaggio sul bicipite del ragazzo che ha accanto (teschio+pugnale+scritta Natural Born Killer) e lui rallenta di colpo.

Un giorno dopo l'altro
Doveva aver fatto un volo di almeno dieci metri, perché la macchina stava ancora bruciando molto più indietro, ferma accanto al marciapiede, tra un furgoncino dal parabrezza incrinato e una Volvo col bagagliaio spalancato dall'esplosione. Doveva essere uscito sfondando il vetro davanti col sedile e tutto, come espulso da un jet, e doveva aver fatto una capriola per aria, perché era atterrato di schiena, quasi in mezzo all'incrocio. Doveva essere morto, perché la bomba, sparandolo fuori dall'auto, gli aveva strappato tutte e due le gambe all'altezza del ginocchio, bruciandogli il resto del corpo fino all'osso, e invece era ancora vivo e stringeva la bandoliera bianca del brigadiere Carrone, e la stringeva forte, come se volesse strangolarlo.

Guernica
Madrid, 10 aprile 1937
¿Dónde están tus compañeros? Ringhiava il coronel stringendogli forte le guance con i suoi artigli neri ma al profesor, come a un pesce preso all'amo, usciva soltanto una bolla scura di saliva dalle labbra schiacciate e il coronel lo colpì sul volto con le dita magre chiuse a martello, finché dal naso non gli uscì uno schizzo di sangue rosso da comunista, caldo nella fredda notte di Madrid.
La casa era tutta muri, neri di ombre cupe, senza porte e senza tetto e guardando in alto si vedeva soltanto il cielo buio. Forse anche le stelle erano venute giù con le bombe degli Stukas, il giorno prima.

L'isola dell'angelo caduto
Da allora, anche anni e anni dopo che gli eventi si furono conclusi, conclusi e mai dimenticati, ogni volta che guardava il mare, e vedeva la schiuma di un'onda spaccarsi su uno scoglio, e sentiva le gocce che si schiacciavano sul vetro della finestra a cui appoggiava la fronte, ogni volta, ovunque si trovasse, gli tornava in mente la notte che arrivò sull'isola.
Era così buio quella notte che il cielo e il mare erano la stessa cosa, talmente neri e stretti e lucidi che sembrava di stare sospesi nel vuoto. E se serrava le palpebre, e le copriva con la mano, e premeva, forte, lo spazio che vedeva dietro agli occhi, cieco come quello in cui si formano i pensieri, era nero come quel mare e quel cielo, infinito e nero.

Via delle Oche
14 aprile 1948
mercoledì

"DE GASPERI INTERVISTATO: CERTEZZE DI OGGI, SPERANZE DI DOMANI".
"RIVELAZIONI SUL PROGETTO DI ZDANOV PER PORTARE AL POTERE I COMUNISTI".
"CRESCENTE TENSIONE A BERLINO: I RUSSI MINACCIANO DI TAGLIARE LE COMUNICAZIONI AEREE".

"TOGLIATTI IN NOME DELLA PACE CHIAMA ALLA LOTTA CONTRO L'IMPERIALISMO".
"L'ARCHIVIO SEGRETO DEL VATICANO SI DISPONE A PARTIRE PER L'AMERICA".
"LA CGIL ADDITA AL GOVERNO LE CONTRADDIZIONI DEL PIANO MARSHALL".

"BARTALI SCONFIGGE COPPI NEL GIRO DELLA TOSCANA".

Sul muro, un cosacco enorme lo guardava truce, con la stella rossa sul colbacco e una baionetta tra i denti, un occhio socchiuso deformato dalle bolle d'aria sotto la carta. Il manifesto era ancora lucido e umido di colla e quando De Luca lo aveva sfiorato, facendosi da parte per evitare una buca sul marciapiede, gli aveva lasciato sulla manica del soprabito una striscia argentata, appiccicosa, come la traccia di una lumaca.


Luigi Lucatelli (1877-1915)

Come ti erudisco il pupo
Conferenza paterno-filosofica ad uso dell'infanzia e degli adulti, col riassunto di un decennio di pubbliche proteste nella libera stampa e con l'aggiunta dei ricordi di famiglia e di carriera di ORONZO E. MARGINATI.

Gentili Signore, egreggi Signori e amabbilissimi rigazzini, prego lorsignori, prima di tutto di ariflettere che, tanto io che loro, è la prima volta che sentiamo parlare Oronzo in pubblico: Non so che impressione ci faccia a loro.
A me mi fa un'impressione curiosa assai.
Lorsignori mi faccino una cortesia: prendano un coccodrillo, magari usato, vi aggiuntino una tigre con un dente cariato, o, sia detto con sopportazione, un suino disilluso, mischino tutto e servino caldo.
Questa mescolanza ci può dare un'idea di quello che è successo dentro di me, quando me ti hanno detto che dovevo tenere una conferenza.
Lorsignori devono con sapere che io, se si tratta di spezzarti una lancia ne le colonne del giornale, pazzienza, perché ci ho la penna che sa le tempeste, laddoveché la lingua invece non ci si è trovata mai. Per cui dicevo fra me e me: Dice, Oronzo, ma cosa ti stropicci? Ci penzi, quando starai per entrare in quella sala, che sentirai di là la folla che brontola, e il cuore ti farà lippe e relative lappe? Ci pensi a quelle centinaia d'occhi che ti guarderanno fissi come l'ombra del compianto Banco, e averanno l'aria di dire: Uccidilo, che faccia da frescone!...
Abbasta, cominciai col dire di no. Però Terresina dice che si comincia sempre accusì. Dice, io non terrò la conferenza, tu la terrai, cului la dovrebbe tenere, fenì che dissi, come Leonida al passo di Calé: Parliamone in famiglia.


Luciano (120 ca.-180 ca.)

Alêthôn diêgêmatôn
ôsper toîs athlêtikoîs kaì perì tèn tôn sômátôn epiméleian ascholouménois ou tês euexías mónon oudè tôn gumnasíôn phrontís estin, allà kaì tês katà kairòn ginoménês anéseôs - méros goûn tês askéseôs tò mégiston autèn upolambánousin - outô dè kaì toîs perì toùs lógous espoudakósin egoûmai prosékein metà tèn pollèn tôn spoudaiotérôn anágnôsin aniénai te tèn siánoian kaì pròs tòn epeita kámaton akmaiotéran paraskeuázein. génoito d'an emmelès e anápansis autoîs, ei toîs toioútois tôn anagnômátôn omiloîen, a mè mónon ek toû asteíon te kaì charíentos psilèn paréxei tèn psuchagôgían, allá tina kaì theôrían ouk amouson erideíxetai, oión ti kaì perì tônde tôn suggrammátôn phronésein upolambánô ou gàr mónon tò xénon tês upothéseôs oudè tò charíen tês prosiréseôs epagôgòn estai autoîs oud' otipseúsmata poikíla pithanôs te kaì enaléthôs exenênóchamen, all' oti kaì tôn istoponménôn ekaston ouk akômôdétôs êniktai prós tinas tôn palaiôn poiêtôn te kaì auggraphéôn kaì philosóphôn pollà terástia kaì muthódê auggegraphótôn, ous kaì onomastì an egraphon, ei mè kaì autô soi ek tês anagnóseôs phaneîsthai emellon (ôn) Ktêsías o Ktêsiógon o Knídios, os sunégrapsen perì tês 'Indôn chóras kaì tôn par' autoîs a méte autòs eiden méte allou alêtheúontos ekousen.
Storia vera
Gli atleti e i culturisti non pensano soltanto al benessere fisico o agli esercizi ginnici, ma anche, quando è il momento giusto, a rilassarsi: ritengono, anzi, che proprio in ciò consista la parte più importante della disciplina sportiva. Analogamente, credo che i cultori delle belle lettere, dopo lo studio prolungato dei testi più seri, debbano allentare la tensione dell'intelletto e renderlo così più acuto per le fatiche di poi.
Tale pausa per costoro potrebbe essere perfetta, se facessero letture in grado non solo di procurare una blanda distrazione con la loro grazia e loro giocosità, ma anche di presentare qualche osservazione non insipiente, cosa che suppongo essi penseranno di questa mia opera. Infatti, non solamente l'originalità del soggetto e la bellezza della trama costituiranno per essi un'attrattiva, o il fatto che pubblichiamo panzane d'ogni tipo, riportate però in modo persuasivo e con verosimiglianza, ma soprattutto l'allusione scherzosa a taluni degli antichi poeti, scrittori e filosofi, autori di tante storie mostruose e favolesche (dei quali avrei anche citato il nome, se alla sola lettura non ti dovesse risultare chiaro) che ciascuna delle vicende qui raccontate contiene; tra questi, per dirne alcuni, c'è Ctesia, figlio di Ctesioco, da Cnido, che scrisse sull'India e sui popoli vicini cose che egli né vide di persona, né sentì da fonte fededegna.

(Traduzione: Massimo Vilardo)

Nekrikoi dialogoi
DIOGENOUS KAI POLUDEUKOYS
DIOGENES
Ô Polúdeukes, entéllomaí soi, epeidàn táchista anélthês, - sòn gár estin, oimai, anabiônai aurion - ên pou idês Ménippon tòn kúna - eurois d' an autòn en Korínthô katà tò Kráneion ê en Lukeíô tôn erizóntôn pròs allédous philosóphôn katagelônta - eipein pròs autòn oti Soí, ô Ménippe, keleúei o Diogénês, ei soi ikanôs tà upèr gês katagegélastai, êkein entháde pollô pleíô epigelasómenon ekeî mèn gàr en amphibólô soì eti o gélôs ên kaì polù tó "Tís gàr olôs oide tà metà tòn bíon;" entaûtha dè ou paúsê bebaíôs gelôn katháper egò nûn, kaì málista epeidàn orâs toùs plousíous kaì satrápas kaì turánnous outô tapeinoùs kaì asémous, ek mónês oimôgês diaginôskoménous, kaì oti malthakoì kaì agenneîs eisi memnêménoi tôn anô.
Dialoghi dei morti
DIOGENE E POLLUCE
DIOGENE
Ti do un incarico, Polluce: domani, penso, tocca a te di tornare in vita; non appena risali, se ti capita di vedere Menippo il cinico - e potresti trovarlo a Corinto, dalle parti del Craneo, o al Liceo, mentre sfotte i filosofi che s'accapigliano tra di loro - gli devi dire: "Menippeo, se ne hai abbastanza di sghignazzare su quel che si fa nel mondo dei vivi, Diogene ti consiglia di venire da lui, per ridere ancora di più: lì, infatti, non puoi ancora ridere come si deve, e grande rimane il dubbio sulla questione: 'Chi sa per davvero quel che c'è dopo la fine della vita?'; qui, invece, sta' sicuro che non smetterai di ridere, come faccio io ora: soprattutto se vedi i ricchi, i satrapi, i tiranni, ridotti a tal punto di povertà e di oscurità, riconoscibili solamente per il loro piagnisteo; personaggi molli, ignobili, e che appunto per questo coltivano il ricordo della vita"

(Traduzione: Massimo Vilardo)


Gian Pietro Lucini (1867-1914)

Gian Pietro da Core
Mietevano: la lunga fila dei lavoratori si stendeva lontana, nera, per il giallo immenso della campagna lombarda. Il gran sole d'estate era sorto sull'orizzonte da sette ore e dardeggiava implacabile sopra le messi, mare biondo che sembrava riflettere l'irradiazione di un fuoco interno. Non un alito di brezza: dei lievi scricchiolii, come se dall'alveo maturo uscisse il grano a spandersi, vagavano: il mare immenso stagnava. Spesso nella caldura si risvegliavano li aromati dei vegetali essiccati ed un odore di fecondità fumava, esalando dalla terra. Li uomini lavoravano da sette ore. Non un grido o una canzone interrompeva la fatica, non una giovialità; essi continuavano sempre, ritmicamente, come bruti, ed il muro denso delle spighe cadeva, cadeva, cadeva. Ma come l'uomo falciava, altre spighe davanti, altre ancora fino all'orizzonte; né mai si compiva la bisogna prima della sera, avanti che il sole, l'amico del grano, non avesse a tramontare, la giù tra i vapori di sangue dell'occidente e tra le nebbie violette del vespero.


Tito Lucrezio Caro (99? a.C.-55? a.C.)

De rerum natura
Aeneadum genetrix, hominum divomque, voluptas,
alma Venus, caeli subter labentia signa
quae mare navigerum, quae terras frugiferentis
concelebras, per te quoniam genus omne animantum
concipitur, visitque exortum lumina solis
te, Dea, te fugiunt venti, te nubila caeli
adventumque tuum, tibi suavis daedala tellus
summittit flores, tibi rident aequora ponti,
placatumque nitet diffuso lumine caelum.
La Natura
O madre, tu, degli Eneadi, o Venere alma, delizia
degli uomini e degli dèi, tu che vivifichi sotto
gli astri scorrenti del cielo il mar che porta le navi,
le terre che dàn le messi: si genera ogni famiglia
per te degli esseri, e nata vede la luce del giorno;
giungi, e ti fuggono i venti, o dea, ti fuggon le nuvole,
a te produce i soavi fiori la terra ubertosa,
sorride a te la distesa del mare, e brilla di un largo
chiarore il cielo tranquillo: ...

(Traduzione: Balilla Pinchetti)


Matteo Lunardini (1971)

Al Giambellino non si uccide
Aveva sempre odiato il giorno del suo compleanno, soprattutto da piccolo. Festeggiarlo a Ferragosto, ossia quando si trovava in colonia, significava passarlo lontano dagli amici e dell'amato quartiere.


Giancarlo Lunati (1928-2014)

Una cronaca
Ai primi di settembre del 1943 i rumori della guerra s’erano tenuti lontano dalle colline del Monferrato e solo il rombo di un aereo e qualche scoppio di bombe giungevano, col vento, cupi e smorzati. I contadini risparmiati dagli eserciti trascinavano la loro vita col poco che la terra offriva e quelli che s’incontravano per i campi, con l’aria dei fuggiaschi, s’erano, nell’isolamento, del tutto inselvatichiti.


Giuseppe Eugenio Luraghi (1905-1991)

Due milanesi alle piramidi e altre due storie del Pepp
Erano tanti anni che anche noi avevamo una voglia matta di fare un bel giro all'estero, fuori d'Italia. Per il viaggio di nozze, col lavoro che non potevamo perdere giornate e anche per le spese di mettere su casa, non avevamo potuto andare più in là di una buona colazione con 24 coperti di parenti e amici al Cervo d'Oro a Porta Nuova, e 23 giorni d'albergo a Bellagio. Però stavolta, nel trentacinquennio dello sposalizio, che non faccio per dire potevamo pagarcelo, ed approfittando del fatto che la figlia e il genero potevano arrangiarsi a mandare avanti da soli il negozio dopo la sforaggiata di Natale, io e la Rosa abbiamo pensato che se ci rinunciamo lo facciamo più, e così ci siamo decisi di farlo questo viaggio all'estero, una volta per tutte.
In casa, già dall'estate, avevamo incominciato a mettere su una quantità di progetti differenti. Per la verità, all'estero eravamo già stati, fino a Lugano in Svizzera, dove si compra senza dogana lo zucchero e il tabacco, e il Carletto, il mio genero che ha la Giulietta, dice che è a buon mercato anche la benzina che invece qui in Italia, col governo di centro sinistra, costa uno sproposito.


Alison Lurie (1926-2020)

Foreign Affairs
On a cold blowy February day a woman is boarding the ten A.M. flight to London, followed by an invisible dog. The woman's name is Virginia Miner: she is fifty-four years old, small, plain, and unmarried - the sort of person that no one ever notices, though she is an Ivy League college professor who has published several books and has a well-established reputation in the expanding field of children's literature.
The dog that is trailing Vinnie, visible only to her imagination, is her familiar demon or demon familiar, known to her privately as Fido and representing self-pity.
Cuori in trasferta
In una gelida e ventosa giornata di febbraio una donna sta imbarcandosi sul volo delle dieci antimeridiane per Londra, seguita da un cane invisibile. La donna si chiama Virginia Miner: ha cinquantaquattro anni, è piccola, scialba, non è sposata, la tipica persona che non si nota, anche se insegna in una università della Ivy League, ha pubblicato parecchi libri e ha una solida reputazione in una disciplina emergente, la letteratura per ragazzi.
Il cane che insegue Vinnie, visibile solo alla sua immaginazione, è il suo demone famiglio, da lei privatamente soprannominato Fido, e rappresenta l'autocommiserazione.

(Traduzione: Stefania Bertola)


Emilio Lussu (1890-1975)

Un anno sull'altipiano
Alla fine maggio 1916, la mia brigata - reggimenti 399° e 400° - stava ancora sul Carso. Sin dall'inizio della guerra, essa aveva combattuto solo su quel fronte. Per noi, era ormai diventato insopportabile. Ogni palmo di terra ci ricordava un combattimento o la tomba di un compagno caduto. Non avevamo fatto altro che conquistare trincee, trincee e trincee. Dopo quella dei "gatti rossi", era venuta quella dei "gatti neri", poi quella dei "gatti verdi". Ma la situazione era sempre la stessa. Presa una trincea, bisognava conquistarne un'altra. Trieste era sempre là, di fronte al golfo, alla stessa distanza, stanca. La nostra artiglieria non vi aveva voluto tirare un sol colpo. Il duca d'Aosta, nostro comandante d'armata, la citava ogni volta, negli ordini del giorno e nei discorsi, per animare i combattenti.


Sergio Luzzatto (1963)

Max Fox o le relazioni pericolose
Non sapevo bene cosa spettarmi da quella giornata, e per un bel pezzo di strada quasi non ci ho pensato. Un po’ perché quando guido non riesco mai a riflettere sul serio, ad arrivare in fondo a un ragionamento, un po’ perché dopo lo scambio di mail del giorno prima – “Gentile dottor De Caro”, “Gentilissimo professore” – tutto era andato così in fretta che mi era mancato il tempo di prepararmi. Di prepararmi mentalmente, intendo dire. Nel mio mestiere di storico, è chiaro, di criminali ne avevo incontrati tanti. Anche troppi, e ben peggiori di quello lì. Terroristi della Francia rivoluzionaria. Squadristi del Fascio primigenio. Aguzzini di salò. Carnefici di Auschwitz. Ma nonostante la smisurata quantità di male che emanava da loro, erano rimasti pur sempre, nel mio vissuto, criminali di carta. Da professionista del passato, non avevo dovuto incontrarli che in effigie, attraverso i documenti d’archivio. Adesso era diverso. Quel venerdì 20 novembre 2015, avevo appuntamento con un delinquente in carne e ossa. Reo confesso. Grande o piccolo, un criminale a tu per tu.

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